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Processo di bologna: un fallimento che dura da 10 anni PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Marzo 2010 20:31

 

Il 12 marzo 2010 è l’anniversario del “Processo di Bologna”, quel piano della Comunità Europea ideato per unificare e aziendalizzare le università, rendendole definitivamente subalterne alla logiche del profitto, col chiaro fine di creare professionalità a basso costo. 
In quei giorni i veri responsabili del declino del mondo della conoscenza si incontreranno a Vienna e a Budapest per compiacersi dell’opera distruttiva cominciata in quel 12 marzo 1999. In contemporanea in varie città europee studenti scenderanno in strada per affermare ancora una volta la loro forte opposizione tanto al “processo” quanto alle odierne autocelebrazioni.  
In Italia la strada indicata dal processo di Bologna ha trovato concretezza nelle varie riforme dell’istruzione susseguitesi negli ultimi anni, sotto diverse bandiere politiche, ma uguali nel progetto di fondo. Ultima tappa di questo processo di smantellamento del diritto all’istruzione pubblica è la riforma Gelmini, che dopo aver attaccato l’istruzione superiore lo scorso autunno, si rivolge oggi, finalmente all’università. Completando quel programma di sterilizzazione del sapere critico, iniziato dai suoi predecessori, e sferrando forse il colpo decisivo all’università come bene comune, che già sembrava essere assai lontana nelle leggi precedenti.
L’entrata dei privati nei C.D.A., e la totale dipendenza degli atenei da questi, ribadisce la volontà di subordinare il percorso formativo a quello aziendale-produttivo, relegandolo nel territorio del profitto e della competizione.
Anche gli organi di gestione interni continuano il loro naturale percorso di separazione dal corpo dell’università: sempre più il rettore diviene una figura imperiale, un “primus inter pares” dove i docenti costituiscono l’intero corpo elettorale.
L’istituzione del prestito d’onore, l’affidamento del fondo per il merito alla CONSAP s.p.a. (che come ogni s.p.a ha come fine ultimo il lucro), ribadiscono una volta ancora come le logiche privatistiche e di mercato siano uno dei principi fondanti del disegno politico, sociale e culturale elaborato dal Potere Europeo e dai suoi vassalli nazionali.

A pagarne le conseguenze è il concetto stesso di diritto allo studio, per il quale per anni sono state condotte battaglie dagli studenti e dalle studentesse che hanno a cuore l'università di massa e di qualità: se l'accesso e la permanenza agli studi non vengono più garantiti dallo stato sociale ma da una s.p.a che non tiene più conto delle reali possibilità economiche e materiali ma solo di presunti criteri meritocratici, è chiaro come ci si trovi davanti un'università con una forte selezione di classe, incapace di garantire gli studi anche ai figli e alle figlie di famiglie a basso reddito.
Per di più i tagli e l’aumento delle spese comportano gravi conseguenze non solo sulla qualità dei servizi offerti , ma anche sulle vite dei lavoratori e delle lavoratrici che già subiscono sfruttamento e precarietà, anche grazie agli infami contratti che l’epoca della concertazione ha generato, e che ora si trovano a dover affrontare riduzioni salariali, pensionamenti anticipati e licenziamenti.
Attraversare questa data, tornare in strada, significa riprendere quel percorso di lotta, contro l’attacco sistematico ai beni comuni, che ha cercato di fronteggiare, ministro dopo ministro, riforma dopo riforma, lo smantellamento dell’università, intesa come bene comune, come luogo di libera condivisione di saperi, di massa e di qualità. 

Capire come l’università giochi un ruolo fondamentale nel disegno normalizzatore delle istituzioni, vuol dire capire come le lotte interne all’università stessa non possano fermarsi agli studenti, ma debbano oltrepassare i muri degli atenei, intersecarsi, contaminare e contaminarsi con gli latri percorsi di lotta sociale.  
Per questo,  e per la pretesa generale di poter immaginare un presente diverso,  il 12 marzo scenderemo in strada assieme agli studenti e alle studentesse medi/e e universitari/e, per costruire dal basso un’alternativa concreta che sia un'istruzione slegata dalla logica del profitto, basata sul libero scambio dei saperi, di massa ma anche di qualità, luogo di emancipazione e di ascensione sociale, luogo di incontro di soggetti sociali e non di interessi privati.

VENERDI' 12/3 ORE 10.00
PIAZZA DELLA REPUBBLICA


CONTRO IL PROCESSO DI BOLOGNA
LA LOTTA IN EUROPA CONTINUA! 

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Martedì 2 marzo@ScPol Roma3 PDF Stampa E-mail
Sabato 27 Febbraio 2010 15:06
 
SIT-IN DI CONTRO-INAUGURAZIONE A ROMA TRE PDF Stampa E-mail
Martedì 16 Febbraio 2010 18:32
 

 
Oggi 16 febbraio circa un centinaio di studenti si sono riuniti in sit-in davanti la facoltà di Economia di Roma Tre con l'intento di manifestare il proprio dissenso contro l'inaugurazione dell'anno accademico celebrata dal rettore Fabiani alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. In questa occasione gli studenti e le studentesse hanno voluto porre l'attenzione sui veri problemi dell'Ateneo che, per far fronte agli ingenti tagli previsti dalla riforma Gelmini, attua scelte economiche che penalizzano sia gli studenti che i lavoratori di Roma Tre, esprimendo il dissenso generale che si respira nelle facoltà.  Nonostante i propositi pacifici degli studenti, però, il dispiegamento di forze dell'ordine è stato enorme e ha impedito il regolare svolgimento del sit-in relegandoli in un angolo poco visibile di via Silvio d'Amico.

Riteniamo comunque fuori luogo una simile cerimonia di inaugurazione, con la quale si finge di non vedere il baratro in cui sta cadendo l'istruzione pubblica minacciata da governi decisi a farle assumere un carattere sempre più classista e privato.

Assemblea Permanente Studenti e Lavoratori di Roma Tre Contro la Riforma Gelmini
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Appello per il sit-in di controinaugurazione di martedì 16 febbraio PDF Stampa E-mail
Venerdì 12 Febbraio 2010 15:14

 

 

Martedì 16 febbraio, presso la facoltà di Economia di Roma3, si terrà l'inaugurazione dell'anno accademico, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Questa celebrazione a nostro avviso è totalmente fuori luogo: perchè l'università pubblica è a un passo dall'affossamento, perchè il nostro ateneo calpesta i diritti dei/lle lavorat* e degli/lle student* e perchè le nostre facoltà sono continuamente teatro di provocazioni e aggressioni da parte di fascisti di ogni risma.

In un contesto simile, ci domandiamo che senso abbia festeggiare l'inizio di un nuovo anno accademico che potrebbe rivelarsi l'anno decisivo per il passaggio verso la privatizzazione della nostra università, e invitiamo per questo gli studenti e le studentesse a partecipare al sit-in che si terrà lo stesso 16 febbraio a partire dalle ore 8.30 davanti la facoltà di Scienze Politiche di via Chiabrera.


-Privatizzazione e Fondazione Roma3-

L'Università italiana è sotto attacco da parte del governo che, per fronteggiare la crisi, ha deciso di risparmiare sull'istruzione pubblica. I tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario hanno costretto gli Atenei italiani a diminuire la qualità e la quantità dei servizi, che già in precedenza non sono mai state brillanti. Il governo ha offerto una scappatoia agli atenei: se non sono sufficienti i fondi pubblici stanziati, c'è la possibilità di costituire delle fondazioni private per intercettare i finanziamenti da banche e imprese.
Roma3, che in materia di privatizzazioni è sempre all'avanguardia, ha già pianificato il percorso da seguire. Il Consiglio di Amministrazione di Roma3, infatti, in totale sintonia con la linea aziendalista e privatizzatrice del governo, ha decretato che uno dei modi per limitare i danni dovuti ai tagli all'FFO sarà la costituzione di una Fondazione Roma3, capace di ricevere i finanziamenti da parte dei privati. Ovviamente questi finanziatori non sono enti di beneficenza, ma agiscono secondo la logica del profitto:io do qualcosa per ottenere qualcos'altro. Un esempio di tutto questo lo abbiamo visto con la questione della fondazione Roma3-Maruffi: i fratelli Maruffi hanno sì donato “gratuitamente” all'ateneo un casale del '600, ma in compenso hanno ottenuto un vitalizio di circa 120.000 euro all'anno.
Se a ciò si aggiungono le disposizioni della futura riforma Gelmini, che prevedono che la metà del consiglio d'Amministrazione degli atenei dovrà essere costituito da privati, il risultato è facilmente prevedibile: coloro che finanzieranno l'Ateneo saranno gli stessi che siederanno al tavolo del CdA.
Una privatizzazione mascherata del nostro ateneo pubblico.


-Diritti dei lavoratori e servizi agli studenti-

Nonostante gli ingenti tagli imposti dal governo, non possiamo dire che Roma3 stia conducendo una seria politica di risparmio. Recentemente l'ateneo ha mobilitato ingenti risorse finanziarie volte all'acquisizione di una serie di stabili dentro e fuori Roma. Inoltre, l'Ateneo ha avviato un processo di esternalizzazione dei servizi con esiti disastrosi tanto per gli studenti e le studentesse, quanto per i lavoratori e le lavoratrici.
Sinteticamente, prima dell'esternalizazzione l'ateneo pagava direttamente i lavoratori per offrire un certo servizio; dopo l'esternalizzazione l'ateneo paga una cooperativa affinchè eroghi quello stesso servizio; il problema è che l'ateneo non solo non paga una cifra significativamente inferiore, ma il servizio è stato notevolmente ridimensionato, qualitativamente e quantitativamente. Il peggioramento del servizio è dato sia dalla diminuzione del monte ore dei lavoratori, sia dal licenziamento o dal trasferimento degli stessi in altre strutture. Il risultato: meno diritti per lavoratori/trici e peggioramento del servizio offerto a studenti e studentesse.
Siamo convinti che sia necessario unire le lotte dei lavoratori/trici e degli studenti/esse, gli uni per tutelare il proprio diritto al lavoro, gli altri per difendere la qualità del servizio.


-Derive neofasciste-

Da sempre Roma3 è stata il laboratorio della destra radicale romana e i gruppi universitari di destra (come ad esempio azione universitaria) sono l'anello di congiunzione tra estrema destra e destra istituzionale. Tale contesto ha fornito la cornice ideale a un'organizzazione neo-fascista come Blocco Studentesco per un tentativo di radicamento nell'ambiente niversitario e territoriale e per ottenere a Roma Tre quell'agibilità politica che gli è stata negata nel resto degli atenei italiani grazieall'azione degli/lle student* democratic* e antifascist*.
Blocco Studentesco è un'organizzazione studentesca neofascista che fa capo a Casa Pound Italia, che si è resa nota in tutta Italia per episodi di violenza, razzismo e criminalità comune. La nostra università non è immune da questo fenomeno: dopo un anno passato ad aggredire ed intimidire gli/le studenti/esse dell'ateneo, questi soggetti ora tentano di ripulire la propria immagine mascherando la loro indole violenta e autoritaria dietro una veste democratica. Tutto questo al fine di presentarsi alle prossime elezioni studentesche e conquistare una carica istituzionale. Riconoscere a questi individui spazi di agibilità politica tali da permettergli di organizzarsi e agire politicamente in questa università e quindi in questo territorio costituisce un problema non solo per gli studenti ma anche per la Roma democratica e antifascista.


Ci appelliamo quindi agli studenti e alle studentesse, ai lavoratori e alle lavoratrici, alle associazioni, ai sindacati alle realtà autorganizzate e a tutte le forze democratiche e antifasciste affinchè partecipino a questo sit in per:
• difendere il carattere pubblico e la qualità dell'istruzione contro le logiche aziendaliste del governo nazionale e d'ateneo
• lottare per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici di Roma3, contro le esternalizzazioni e a tutela della continuità occupazionale
• difendere gli spazi di democrazia e di agibilità politica nell'università e nel territorio contro il dilagare delle organizzazioni neo, nazi e post fasciste
• chiedere che venga rispettato il divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista sotto qualsiasi forma

Assemblea Permanente Studenti/esse e Lavoratori/trici di Roma Tre contro la riforma Gelmini

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Mobilitazione in tutte le facoltà di Roma Tre PDF Stampa E-mail
Venerdì 12 Febbraio 2010 15:03

Stamattina decine di studenti e studentesse hanno calato striscioni in tutte le facoltà di Roma tre contro la riforma Gelmini, il piano di tagli e l'ingresso di soggetti privati nell'ateneo.

La riforma Gelmini è l'attacco definitivo al sistema pubblico universitario e la creazione di fondazioni private vorrebbe essere la risposta ai tagli che colpiscono  gli studenti e le studentesse, i lavoratori e le lavoratrici degli atenei.
Vengono eliminati i residui di diritto allo studio e si apre la strada alla privatizzazione degli atenei italiani.

L'assemblea permanente di Roma Tre continua con questa azione la lotta aperta contro il progetto di aziendalizzazione della cultura. 

ASSEMBLEA PERMANENTE STUDENT* E LAVORAT* ROMA TRE CONTRO LA RIFORMA GELMINI

 
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