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PRESIDIO A PONTE GALERIA - C.I.E. LAGER DI STATO
Lunedì 06 Luglio 2009 12:51
GIOVEDÌ 9 LUGLIO 2009, DALLE ORE 16.30
PRESIDIO DAVANTI AL CIE DI PONTE GALERIA

Nelle giornate in cui si svolgerà il G8 vogliamo stare a Ponte Galeria,
mentre i cosiddetti “grandi della terra” saranno nascosti dentro una
caserma a parlare della crisi. I governi del mondo chiamano a gran voce
la libera circolazione delle merci e dei capitali, pretendendo di
fermare e controllare i flussi migratori, mentre l'unica possibilità di
movimento concessa alle persone sembra essere quella legata al mercato
del turismo o allo sfruttamento del lavoro. Respingimenti, politiche
securitarie e detenzioni indiscriminate sembrano essere le uniche
risposte che i cosiddetti paesi industrializzati sono intenzionati a
praticare per fronteggiare questa crisi economica e sociale che hanno
contribuito a creare.

Vogliamo stare a Ponte Galeria perché nei CIE (Centri di identificazione
ed espulsione) finiscono persone rastrellate per strada mentre tornano a
casa dopo una giornata di lavoro sottopagato, mentre fanno la fila per
rinnovare il permesso di soggiorno, oppure mentre aspettano un amico per
uscire la sera. Puoi aver lavorato per vent'anni in Italia, puoi essere
nata o nato qui, ed essere recluso solo perché non hai il permesso di
soggiorno.

All'interno dei CIE viene quotidianamente calpestata la dignità umana.
Non è garantita l'assistenza igienico-sanitaria: spesso manca l'acqua
calda, non c'è ricambio di asciugamani e le persone dormono su lenzuoli
usa e getta che sono costrette ad utilizzare per settimane. Ogni persona
ha diritto a un solo litro d'acqua al giorno, anche nei periodi più
caldi. Molto spesso le persone detenute vengono imbottite di
psicofarmaci, cosa che ha portato a collassi fisici, mentre viene
rifiutata la possibilità di farsi visitare da un medico. Persone affette
da malattie contagiose vengono lasciate a contatto con le altre,
aumentando il rischio di epidemie, nell'indifferenza del personale
sanitario e delle forze di polizia.

Chi è detenuto denuncia una carenza di comunicazione pressoché totale e
le poche informazioni che sono disponibili non vengono tradotte nelle
diverse lingue. L'assistenza legale minima non è garantita. Le decisioni
sulla detenzione e sulle espulsioni sono affidate ad avvocati civilisti
e giudici di pace, che non hanno le competenze necessarie per gestire i
casi che si trovano di fronte.

Pestaggi e abusi da parte della polizia e della Croce Rossa (che
gestisce il CIE di Ponte Galeria) sono all'ordine del giorno e chiunque
si trovi a protestare subisce violenze fisiche e intimidazioni. Solo a
Ponte Galeria negli ultimi tre mesi si sono registrate due morti: Salah
Soudani, morto in circostanze poco chiare dopo che il personale
sanitario ha rifiutato di fornirgli l’assistenza medica, e Nabruka
Mimuni, che viveva in Italia da trent'anni e che, dopo aver
ripetutamente minacciato di togliersi la vita piuttosto che essere
rimpatriata, è stata lasciata in balia del proprio destino.

Non è pensabile che persone che hanno scelto di andarsene dal proprio
paese d’origine, mettendo spesso a rischio la propria vita per
costruirsi un futuro migliore, o per fuggire da un presente di
oppressione, si trovino ad essere rinchiuse in un lager di stato.

La clandestinità non é un reato, ma una condizione imposta da politiche
razziste, xenofobe, basate sullo sfruttamento. Noi non ci consideriamo
“italiani” o stranieri ma siamo tutti e tutte abitanti del mondo.

Reclamiamo la libertà di movimento di tutte e tutti.
Vogliamo la chiusura di tutti i Centri di Identificazione ed Espulsione.
Rifiutiamo la società dei recinti e delle frontiere.

GIOVEDÌ 9 LUGLIO, DALLE ORE 16.30
PRESIDIO A PONTE GALERIA: MUSICA, VOCI, PAROLE.
Portiamo tutta la nostra creatività, la nostra rabbia e la nostra forza
davanti a quelle mura.
 
L'appuntamento è nel parcheggio della fermata "Fiera di Roma" del
trenino per Fiumicino aeroporto
(Via Gaetano Rolli Lorenzini angolo Via Cesare Chiodi)
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