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ASSEMBLEA PUBBLICA VERSO LO SCIOPERO GENERALE A LETTERE MERCOLEDI' H:17
Martedì 09 Dicembre 2008 09:30

Non pagheremo noi la loro crisi: queste parole scandiscono da mesi il ritmo delle nostre lotte. Da mesi queste parole risuonano nelle facoltà occupate, nei cortei spontanei, negli atenei in rivolta. E da mesi ormai conservano intatta un’incredibile ricchezza di senso, pronte anzi ad allargarsi a nuovi conflitti e nuove lotte.

 

Ma cosa ha significato, cosa significa, cosa significherà dire e ribadire che noi stavolta non siamo disposti a farci carico dei costi di speculazioni finanziarie scellerate? Cosa significa rifiutarsi di subire il ricatto di una crisi determinata dalle manovre di affaristi e banchieri, la cui ricetta consiste nel privatizzare i profitti e nel socializzare le perdite?

 

Senz’altro, significa opporsi allo smantellamento dell’istruzione pubblica. Vuol dire resistere materialmente e simbolicamente alla filosofia dei tagli “necessari”, alla precarizzazione del settore formativo, alla subordinazione unilaterale di scuole e università a logiche privatistiche e aziendali, propagandata come unica soluzione sicura di ogni male – paradossalmente, proprio nel momento in cui invece l’ideologia neoliberista del libero mercato sta mostrando appieno i suoi esiti fallimentari e nefasti. L’Onda ha ribadito tutto questo scendendo in piazza assieme alle maestre e ai maestri, assieme ai lavoratori e ai lavoratrici della scuola pubblica, assieme a madri e padri mobilitate/i in difesa del futuro dei loro figli e delle loro figlie.

 

Ma oggi, a meno di una settimana dallo sciopero generale nazionale del 12 dicembre, che vedrà studenti e studentesse incrociare le proprie lotte con quelle di lavoratori e lavoratrici, precarie e precari di ogni settore e categoria, ripetere che non saremo noi a pagare significa innanzitutto contrastare le politiche di chi, col pretesto della crisi, vorrebbe fare piazza pulita dei diritti e delle libertà sociali, che ancora ostacolano gli interessi dei piccoli e grandi capitali privati. Vuol dire opporsi alla deregolamentazione del mercato del lavoro, alla precarietà quale unica prospettiva di vita, ai licenziamenti e agli esuberi, alle dimissioni in bianco, al depotenziamento del contratto nazionale, alle esternalizzazioni, allo sfruttamento del lavoro nero e del lavoro in generale, ai morti sul lavoro, vittime sacrificali della logica ossessiva del profitto.

 

Dire di no a tutto ciò significa infine preparare il terreno di una nuova solidarietà sociale, in vista un ripensamento radicale del mondo futuro e del futuro del mondo. È per questo motivo che il movimento studentesco aderirà allo sciopero generale e generalizzato, sciopero le cui precondizioni il movimento stesso ha contribuito a creare. Ed è per lo stesso motivo che studentesse e studenti dell’Onda di Roma 3 hanno deciso di riunirsi il 10 dicembre prossimo nella facoltà di Lettere assieme ai lavoratori e alle lavoratrici del territorio: per aprire spazi e tempi di confronto, per sostanziare di contenuti la partecipazione allo sciopero, per chiedere il ritiro immediato della 133 e di tutti i provvedimenti che in questi anni sono stati la causa principale della radicale precarizzazione delle condizioni di vita e di lavoro. In una parola, per ribadire l’opposizione alle politiche sociali delle destre di ogni colore e partito, e al contempo per rilanciare proposte e progetti per un altro mondo possibile.

 

Il 10 dicembre alle ore 17.00 in aula 6: assemblea con studenti e studentesse, precarie e precari, lavoratrici e lavoratori in vista dello sciopero generale e generalizzato del 12 dicembre.

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