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La nostra opinione sulle nuove linee guida della Gelmini in materia di università e diritto allo studio
Martedì 11 Novembre 2008 13:24

 

  • Aumento del turn-over al 50% per gli “atenei virtuosi” con contemporaneo blocco totale delle assunzioni per gli atenei non virtuosi (0%).
  • Le procedure di valutazione per l'assunzione di nuovi ricercatori prevedono commissioni formate da 4 professori esterni. Questi ultimi sono sorteggiati all'interno di una lista di 15 commissari eletti tra i professori dello stesso settore disciplinare.
  • A decorrere dal 2009, il 7% del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) viene ripartito tra gli atenei considerati virtuosi sulla base dei risultati dei processi formativi e delle attività i ricerca scientifica nonché della effettiva riduzione dei corsi di studio e del ridimensionamento delle sedi didattiche.
  • Per il 2009 vengono destinati 65 milioni di euro alla realizzazione di alloggi e residenze per gli studenti.
  • Per il 2009 vengono destinati 135 milioni di euro al pagamento di borse di studio.

 

Questi nuovi punti possono sembrare all’apparenza un passo in avanti rispetto alla legge 133. In realtà, analizzandoli attentamente viene fuori un quadro non propriamente rassicurante.

Infatti, sulla tematica delle assunzioni, c’è un peggioramento per gli atenei considerati “non virtuosi”.

Occorre specificare che l’”essere virtuoso” dipende dalla percentuale che ogni singolo ateneo usa del proprio FFO per le spese di docenti, ricercatori e personale TAB: se questa percentuale è inferiore al 72% l’ateneo potrà assumere professori e docenti con un turn over del 50%; nel caso in cui tale percentuale sia superiore, gli atenei non potranno assumere nessuno.

Questa proposta del governo è stata frutto di una richiesta ben precisa che, il 21 ottobre di questo anno, l’AQUIS, un’associazione di una ventina Atenei,  ha portato al Parlamento. Questi atenei hanno “consigliato” di non generalizzare i tagli alle università, ma di concentrarli solo su quegli atenei che loro definiscono “non virtuosi”. Casualmente gli atenei facenti parte di questa AQUIS sono gli unici che rientrano nel canone della “virtuosità”, e quindi gli unici a meritare tali finanziamenti. Logicamente questo discorso altro non fa che costringere gli atenei privi di tale “virtuosismo” a diventare quelle fondazioni private che il governo, con la legge 133, ha tanto auspicato.

Ma in tutto questo discorso, i tagli previsti dalla 133, non vengono affatto annullati o ridotti, anzi rimangono invariati, e per questi atenei “non virtuosi” saranno peggiori.

Infatti, un altro punto interessante, apologia dell’ipocrisia, è quello che riguarda le misure per la qualità del sistema universitario, dove si afferma che verranno stanziarti fondi dell’FFO (sempre comunque in una misura blanda a causa dei tagli della 133) a quegli atenei che emergono sulla base dei processi formativi, delle attività di ricerca scientifica, nella riduzione dei corsi di studio e del ridimensionamento delle sedi didattiche.

Provvedimenti che meriterebbero sicuramente un’ampia discussione alla quale dovrebbero partecipare i diretti interessati (cioè noi) e che non possono essere lasciati all’analisi di comitati dipendenti dal MIUR e vicini all’AQUIS, quali il CIVR e il CNVSU.

Un’altra nota che si può aggiungere è che la “virtuosità” di tali atenei, non tiene in considerazione il fattore culturale, basandosi soprattutto sul profitto e sulle dinamiche economiche.

Gli ultimi articoli, riguardanti il diritto allo studio, sono l’unica piccolissima nota positiva, ottenuta grazie alla nostra mobilitazione ed alle nostre lotte. Infatti, verranno stanziate per tutti gli atenei, 200 milioni di euro, ma, comparati con i 500 milioni che lo stato concede con ogni finanziaria alle università cattoliche (oltre alle altre università private restanti in Italia) sono un contentino minimo che non ci farà fermare.

 

Studentesse e studenti di RomaTre in mobilitazione