| Mozione del Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia |
| Mercoledì 12 Novembre 2008 11:37 |
Facoltà di Lettere e Filosofia Mozione del Consiglio di Facoltà approvata all’unanimità nella seduta del 6 novembre 2008 Il Consiglio della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi Roma Tre nella seduta del 6 novembre 2008, dopo un’ampia discussione relativa agli articoli della legge 133/08 riguardanti l’Università, in piena consonanza con la mozione formulata dai ricercatori, dottorandi, dottori di ricerca e assegnisti della Facoltà e con le profonde preoccupazioni espresse dal personale docente e non docente circa gli effetti distruttivi provocati sul sistema universitario dall’applicazione di tale legge, raccogliendo le vibrate e motivate proteste degli studenti, che appoggia nelle loro giuste rivendicazioni e nelle forme di civile e consapevole contestazione, riconoscendone peraltro la piena autonomia, condividendo i contenuti e le valutazioni dei molteplici documenti critici e propositivi ad oggi formulati da diversi soggetti istituzionali appartenenti al mondo universitario quali la CRUI, la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lettere e Filosofia, il Senato Accademico di Roma Tre, numerose Facoltà, Corsi di Studio, Dipartimenti del nostro Ateneo e delle altre università italiane, dichiara assolutamente inaccettabili i tagli radicali e indiscriminati apportati dalla legge 133 al finanziamento pubblico dell’istruzione universitaria, che colpiscono in modo gravissimo, senza alcuna valutazione di merito e a prescindere da qualsiasi progetto di riforma o prospettiva di risanamento e di sviluppo, la ricerca, il diritto allo studio, le possibilità di reclutamento dei giovani ricercatori e di rinnovamento del corpo docente, il funzionamento stesso degli Atenei e perfino la salvaguardia dell’offerta didattica e chiede che la legge 133 venga abrogata in tutte le parti che penalizzano gravemente l’università mettendone a rischio la sopravvivenza nel giro di pochissimi anni; segnala che qualsiasi eventuale ristrutturazione di spesa, se vuole essere seria, deve essere selettiva e colpire con misure di risparmio le situazioni dove ci sono sprechi, e non, perché sarebbe assurdo, quelle dove già si risparmia: l’effetto dei tagli nelle prime situazioni è benefico, nelle seconde è rovinoso; conseguentemente, respinge ogni disegno di smantellamento dell’università pubblica, che è tutelata dal dettato costituzionale e che, nella più recente storia italiana, è stata luogo garantito di libertà d’insegnamento e strumento efficace di promozione sociale; senza sottrarsi alla denuncia dei casi di malcostume in ambito accademico e di cattiva gestione, denuncia tuttavia l’attacco generalizzato e indiscriminato effettuato contro la figura del docente universitario e contro l’istituzione tutta, con l’utilizzazione spregiudicata di dati unilaterali, molte volte anche erronei o addirittura falsi, con una totale sottovalutazione o ignoranza della funzione che tuttora l’Università svolge pur tra mille difficoltà e in condizione ormai cronica di sottofinanziamento nell’ambito della promozione della ricerca scientifica in ambito nazionale ed internazionale, della produzione culturale, della formazione superiore, sostenendo in molti contesti territoriali lo sviluppo economico e l’occupazione; pone in evidenza come il parallelo e altrettanto indiscriminato taglio apportato al finanziamento pubblico della scuola, funzione prioritaria dello Stato, rappresenti per la Facoltà di Lettere e Filosofia, da sempre deputata alla formazione degli insegnanti di discipline umanistiche di ogni ordine e grado, una ragione aggiuntiva di messa in crisi di uno dei suoi principali sbocchi professionali e perciò di crisi della Facoltà tutta considerata nei suoi profili ed obiettivi formativi, arrecando così un ulteriore grave colpo alle condizioni della sua sopravvivenza; riconosce e sostiene senza remora alcuna la necessità non ulteriormente procrastinabile di una profonda riforma del sistema universitario, che peraltro gran parte del mondo universitario richiede da tempo, da realizzare mediante un dibattito aperto e un’informazione esaustiva, e si rende disponibile a favorire occasioni di riflessione e di confronto al proprio interno e nel contesto dell’Ateneo, misurandosi in un processo di autovalutazione anche in vista dell’assunzione di specifiche decisioni; chiede che vengano attuate politiche di sincero e efficace sostegno alla valorizzazione del merito, che deve ispirare la funzione sociale dell’Università, nella consapevolezza che la promozione dei migliori (ricercatori e strutture), che è un diritto e un dovere dell’Università, è costosa, perché implica solidi finanziamenti per il diritto allo studio, per evitare che dietro la meritocrazia si nasconda, nei fatti, la negazione delle occasioni di mobilità sociale verticale, privando così il Paese delle energie, delle intelligenze e del dinamismo provenienti dai ceti socialmente sfavoriti, che sarebbero altrimenti espulsi dalla formazione universitaria; chiede che venga attuata a tutti i livelli, con risolutezza ed efficacia, mediante strumenti idonei, una permanente politica di valutazione delle singole università e del sistema universitario nel suo complesso, valutazione che è necessario e inderogabile corrispettivo dell’autonomia universitaria, che deve a sua volta essere riaffermata e garantita anche mediante idoneo intervento legislativo (ad es. con l’emanazione di quella legge-quadro, che l’Università attende da anni); dichiara che resterà vigilante nel seguire gli sviluppi dell’attuale situazione di agitazione negli Atenei e di riconsiderazione, che dovrà essere radicale, da parte del governo e del parlamento degli indirizzi politici, economici e programmatici riguardanti l’università, impegnandosi a sollecitare e ad appoggiare ogni attività finalizzata a rendere trasparente l’immagine pubblica dell’università e sostenendo ogni iniziativa di informazione e di dialogo rivolta alle realtà territoriali, ai mezzi di informazione e all’opinione pubblica. |